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Set 22, 2009 - lo sapevi che....    No Comments

Le bevande non scadono

Acqua e bevande non “scadono”. In particolare per le bevande con un tasso alcolico superiore al 10% non è prevista dalla legge l’indicazione di alcun termine entro cui consumare il prodotto. Sull’etichetta delle bevande con meno del 10% in alcol (la birra per esempio, di quelle analcoliche e delle acque minerali è indicato solo il termine minimo di conservazione. Ovvero è presente la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” una certa data. Tale data rappresenta il termine entro cui il prodotto, in corrette condizioni di conservazione, non altera le proprie proprietà nutrizionali e organolettiche, cioè di gusto.

Limite valicabile. Se viene superato non significa che il prodotto diventa nocivo per la salute, ma solo che alcune di queste caratteristiche sensoriali o nutritive non sono più garantite. Al contrario, esiste un limite tassativo di consumo per i prodotti deperibili in cui l’etichetta indica “da consumarsi entro”. Il latte fresco, per esempio, scade: dopo la data riportata in etichetta, per motivi di ordine microbiologico (presenza di microrganismi) e quindi di sicurezza, non è più consigliabile consumarlo.

Set 11, 2009 - lo sapevi che....    2 Comments

Le verdure ti fanno più intelligente

MILANO – Una dieta quotidianamente ricca di frutta e verdura produce un elevato sviluppo delle capacità cognitive, in soggetti sani. Lo afferma uno studio realizzato dai ricercatori dell’Istituto di Biochimica e Biologia Molecolare I della Heinrich-Heine University di Düsseldorf, pubblicato ad agosto sul Journal of Alzheimer’s Disease.

LO STUDIO – I risultati della ricerca, condotta su circa duecento persone sane tra i 45 e i 102 anni, mostrano che i soggetti che assumono in media circa 400 grammi di frutta e verdura al giorno possiedono un livello maggiore di antiossidanti, indicatori più bassi di radicali liberi – tra i principali fautori della degradazione dei lipidi – e, soprattutto, sviluppano abilità cognitive più performanti rispetto a chi non raggiunge i 100 grammi quotidiani di cibo proveniente dalla terra. Lo studio, inoltre, sottolinea che l’effetto benefico di frutta e verdura è assolutamente indipendente da tutti gli altri fattori – età, sesso, peso, altezza, istruzione, profilo lipidico e livello di albumina – che normalmente influenzano la quantità di antiossidanti presenti nell’organismo e lo sviluppo cerebrale.

CONFERME E SCOPERTE – Oltre ai ricercatori dell’Università tedesca, l’analisi ha visto la collaborazione di numerosi scienziati di tutto il mondo, tra cui alcuni membri del Dipartimento di Geriatria dell’Università di Perugia. La dottoressa Maria Cristina Polidori, attualmente al Dipartimento di Geriatrica dell’Università di Bochum, sottolinea le conferme e le nuove conoscenze che i risultati dello studio hanno portato alla comunità scientifica: «Era risaputo che esistesse una forte connessione tra l’assunzione di frutta e verdura e le difese antiossidanti naturali del nostro organismo contro i radicali liberi. Si sapeva anche che cattive abitudini alimentari aumentano il rischio di un impoverimento cognitivo, in presenza o meno di demenza. Con questa ricerca, però, viene mostrato un legame multiplo tra frutta e verdura, difese antiossidanti e abilità cognitive in totale assenza di malattie, a qualsiasi età. Al di là del proprio stile di vita – continua la dottoressa – è dunque vivamente consigliabile una consistente assunzione di questi elementi fin da bambini, per evitare il più possibile il rischio di demenza in età avanzata». Il prossimo passo vedrà l’allargamento della ricerca a un raggio molto più ampio di soggetti, includendo pazienti affetti da Alzheimer nei suoi diversi stadi e persone con difficoltà cognitive ma non ancora rientranti nelle categorie della demenza.

Ago 30, 2009 - lo sapevi che....    No Comments

Anche in cucina si può riciclare

Si ricicla, anche il tappo di sughero. L’idea è partita alla fine del maggio scorso in occasione di “Cantine aperte”, ma solo da luglio c’è un sito (www.tappoachi.it) dove si possono trovare i dettagli dell’iniziativa che, mentre scriviamo, è ancora in fasce. Se ne saprà di più il 15 novembre in occasione del San Martino in cantina. Tappi di sughero? Chiunque di noi che ama le buone bottiglie di vino, ne ha buttati via a centinaia. Un ristorante può parlare di migliaia. Ma provate a pensare quanti tappi di sughero sono saltati a Vinitaly. Già, perché malgrado l’avvento del tappo sintetico (per i vini di qualità media destinati a un invecchiamento breve) e la timida avanzata dei tappi a vite in alluminio (questa volta su vini di pregio anche di gran nome e soprattutto per i prodotti destinati agli Usa), il vino di qualità si tappa con il sughero. Sempre più spesso il tappo ha solo una rondella di sughero integrale, mentre il resto è sughero ricostruito, ma per i grandi millesimati si usano ancora tappi tutti in sughero, previ trattamenti sanificanti che evitino (senza riuscirci sempre) l’odore di tappo nel vino.

È un dato di fatto che, siccome il sughero viene dalla corteccia della quercia e quindi è un pezzo di natura viva, ci è sempre dispiaciuto buttare il tappo nei rifiuti indifferenziati. L’idea di un riutilizzo, qualsiasi sia il ricavo a fini benefici che se ne può fare, ci affascina molto tanto da rovinare le ferie ad una cortese collega di Cesena per saperne di più.

Il progetto si chiama “Tappo a chi?” ed è lo slogan che troveremo all’ingresso della cantine aderenti e sul sacco per la raccolta (nel Bresciano sono 25, a lato trovate l’elenco).

Il progetto è ideato da Rilegno, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo dei rifiuti di imballaggio di legno, che estende la sua attività alla raccolta e recupero dei tappi in sughero che sigillano le bottiglie di vino, i barattoli, i contenitori.

Rilegno non è un bruscolino. Il Consorzio, ha attivato un sistema in grado di avviare al riciclo oltre 1.600.000 tonnellate di rifiuti di legno ogni anno (pallet, cassette della frutta, infissi), si è posto l’obiettivo di avviare al riciclo anche le circa 5.000 tonnellate di sughero circolanti in Italia annualmente. Il sughero recuperato dai tappi è riciclabile al 100%, ma non torna un tappo. Debitamente trasformato dall’industria del riciclo può diventare materiale per pannelli fonoassorbenti, pannelli termoisolanti, componenti per calzature, come tacchi e solette.

L’eco-progetto è partito in cinque regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna) in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino nazionale e con i relativi singoli gruppi regionali. Dopo Cantine Aperte, la selezione continua nelle cantine aderenti, che possono a loro discrezione diventare punto di raccolta tappi. Bastano un contenitore di juta per la raccolta dei tappi e un adesivo che indica l’appartenenza alla rete “Tappo a chi?”.

L’idea del riciclo non va collegata all’angoscia per l’esaurimento della materia prima. Di sughero ce n’è e la quota di prodotto che va in tappi è percentualmente la minore, anche se è la più pregiata. Attualmente su circa 36.000 km di sugherete nel Mediterraneo ne vengono economicamente sfruttate circa 20.000 km e vi vengono estratte circa 300.000 tonnellate di sughero l’anno, di cui circa 15.000 in Italia (12.000 solo in Sardegna).

I tappi che chiudono le bottiglie di vino derivano dalla lavorazione della quercia da sughero (Quercus suber), una pianta diffusa nelle regioni del Mediterraneo centrale e occidentale (Marocco, Algeria, Tunisia, Portogallo, Spagna, Francia del sud). In Italia la quercia da sughero si trova prevalentemente in Sardegna, ma anche in Sicilia e Toscana. La quasi totalità della produzione italiana del sughero, trasformata in tappi di bottiglia, è attualmente assorbita dai produttori vinicoli. Quanto ai tappi se ne producono 15/20 miliardi l’anno, dei quali circa la metà in sughero pregiato monopezzo per vini di alta qualità e l’altra metà in agglomerati per vini di media qualità.

Ago 15, 2009 - lo sapevi che....    No Comments

Il cioccolato benefico

Unire il piacere di gola con la salute è un buon compromesso che in molti saranno disposti a mettere in pratica volentieri. Oggi, secondo i ricercatori svedesi, è possibile ricorrendo al cioccolato.

In particolare quello fondente (o nero), secondo un nuovo studio condotto dagli scienziati del Karolinska Institute di Stoccolma consumato almeno due volte a settimana può ridurre di un terzo il rischio di mortalità dopo un infarto, in confronto a chi invece non lo assume.
Lo studio è stato condotto dal dr. Imre Janszky e ha studiato per otto anni 1.169 persone di entrambi i sessi e di età compresa tra i 45 e 70 anni con alle spalle una storia di attacchi cardiaci a partire dai primi degli anni ’90. Nessuno soffriva di diabete.

Dai risultati ottenuti è emerso che chi consuma regolarmente, ma con moderazione, il cioccolato fondente ha visto ridurre la mortalità dovuta a complicazioni o altri fattori post infarto di ben un terzo rispetto a coloro che non mangiano cioccolato.
Lo studio è stato pubblicato sul numero di settembre del “Journal of Internal Medicine”.

Lug 28, 2009 - lo sapevi che....    1 Comment

Latte che frizza

Articolo su “The Guardian” che ha fatto il giro del mondo:  la Coca Cola si appresta a lanciare in alcune città americane il primo latte effervescente al sapore di frutta. La nuova «esperienza sensoriale rinfrescante», come la compagnia ha definito la novità, si chiama Vio ma la sua commercializzazione nel resto del mondo dipenderà dall’accoglienza dei consumatori nelle città campione scelte, New York, Los Angeles e San Francisco.

 La nuova bibita a base di latte scremato sarà venduta in quattro gusti – limone, pesca-mango, tropicale e ai frutti di bosco. Coca Cola garantisce che non sono stati
utilizzati aromi artificiali e una bottiglia di alluminio di Vio garantisce il 15% del calcio necessario ogni giorno oltre a vitamina C antiossidante.

Fin qui la terribile e incredibile notizia. Posso soltanto associarmi alla reazione di Piero Sardo, uno dei massimi esperti italiani di formaggi e delle “forme del latte” (è l’anima di “Cheese” che si terrà a Bra in settembre: “In questo momento in cui il prezzo del latte è arrivato al minimo storico di 20 centesimi al litro per gli allevatori nelle stalle e 1 e 30 nei supermercati,  l’arrivo del latte frizzante prodotto dalla Coca Cola mi sembra – dice il presidente della Fondazione per la Biodiversità di Slow Food – un tragico scherzo che non sposterà per nulla il consumo di latte e non aiuterà il comparto». 

Unico commento possibile, se la notizia è vera: resistere, resistere, resistere.

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